La pesca eccessiva nel Mediterraneo

The glazed eye of a dead swordfish peers from the entangling mesh of an illegal driftnet confiscated off southern Italy by the Greenpeace ship Rainbow Warrior.

Le acque del Mediterraneo sono un’icona globale di un paradiso costiero e hanno sostenuto le civiltà per millenni.

Tuttavia, il Mediterraneo è in crisi, il 96% dei suoi stock ittici sono sovra sfruttati mentre le sue acque sono sotto pressione da inquinamento, trasporti marittimi e turismo di massa[1][2]. Le specie di squalo del Mediterraneo sono a rischio di estinzione[3], mentre la pesca illegale è dilagante e spesso guidata da organizzazioni criminali[4].

Per gli europei meridionali, il Mediterraneo è il mare nostrum – l’incarnazione di un’identità culturale. Ma questa stessa identità è ora sotto minaccia. Cosa potrebbe significare un mare privo di pesci per gli abitanti della regione mediterranea?

Il 30 marzo 2017, i ministri mediterranei hanno risposto a questa minaccia, firmando un accordo per salvare la pesca mediterranea, con il Commissario europeo degli affari marittimi e della pesca Karmenu Vella che ha annunciato:

“Oggi stiamo scrivendo la storia. Nel firmare la dichiarazione MedFish4Ever di Malta, stiamo affermando la nostra volontà politica di realizzare un’azione tangibile: sulla pesca e su altre attività che hanno un impatto sulle risorse della pesca, sull’economia blu, sull’inclusione sociale e sulla solidarietà tra le rive settentrionali e meridionali del Mediterraneo”.

La dichiarazione MedFish4Ever è una buona notizia, ma Our Fish ritiene che non sia sufficiente a risolvere il problema: sembra poco più di un piano per sviluppare un piano entro il 2020. La comunità scientifica ritiene che ci sia ancora tempo per ribaltare la situazione[5], ma non senza un urgente ed incisivo intervento da parte dei governi nazionali.

Nonostante la necessità di un cambiamento, alcuni tra i maggiori esponenti del settore ittico Mediterraneo stanno mettendo in discussione nuove ed incisive misure di gestione e hanno convinto i governi dell’UE che la gestione sostenibile della pesca possa essere un optional. Si sbagliano[6]. È necessaria un’ ampia e ambiziosa cooperazione tra gli Stati membri e l’Unione europea per salvare la pesca mediterranea dell’UE e le persone che dipendono da essa. Ma nonostante gli impegni pubblici, le misure adottate degli Stati membri sono insufficienti rispetto a quanto necessario. Our Fish ritiene che sia il momento di rivelare al mondo la verità sul Mediterraneo, di richiedere un forte intervento- oltre la firma di dichiarazioni – per catalizzare il cambiamento necessario.

I nostri oceani – Our Oceans

In ottobre 2017, il commissario Karmenu Vella ospiterà la conferenza Our Oceans a Malta, con l’obiettivo di attirare sull’UE un elogio internazionale, focalizzando l’evento sulla governance degli oceani e sull’inquinamento da plastiche. Tuttavia, ospitando la Conferenza a Malta, il Commissario attirerà inevitabilmente l’attenzione sullo stato critico del Mar Mediterraneo.

Il Mediterraneo è chiaramente il peggiore esempio di fallimento dell’UE su un’efficace attuazione dei pilastri della Politica Comune della Pesca (CFP) e nel porre fine alla pesca eccessiva.

Alla Conferenza Our Oceans, vogliamo vedere le nazioni più importanti per la pesca del Mediterraneo adottare misure per combattere la pesca eccessiva entro il 2018.

Misure incisive entro il 2018

In assenza di misure immediate, l’eccesso di pesca rischia di spingere il Mediterraneo oltre un punto di non ritorno, creando i presupposti per un futuro dove questo mare vitale non sarà più in grado di offrire prodotti ittici o sostenere un’economia della pesca.

Invitiamo quindi gli Stati mediterranei dell’UE entro il 2018 a:

  1. FERMARE I PIRATI

Aumentare notevolmente l’applicazione delle norme sulla pesca in mare e nei porti per fermare la pesca illegale, non regolamentata e non dichiarata nel Mediterraneo, e smettendo di alimentare la pesca pirata con aiuti publici. Maggiori informazioni

  1. LIMITI DI PESCA

Applicare limiti di pesca per le specie commerciali basati sulla scienza, incluse misure di emergenza per gli stock esauriti e assegnare l’accesso alla pesca in modo equo favorendo quelle pratiche che hanno meno impatto sull’ambiente e maggiori benefici sociali ed economici.Maggiori informazioni

  1. PROTEGGERE HABITATS VULNERABLILI E NURSERIES

Creare una rete di aree ristrette alla pesca per proteggere gli habitat più vulnerabili, le nurseries e le aree di ripopolamento, per garantire il rapido recupero degli stock. Maggiori informazioni

  1. RIDURRE I GRANDI PESCHERECCI CHE ALIMENTANO LA SOVRAPESCA

La flotta a strascico è la forma più sistematica e distruttiva di pesca nel Mediterraneo e ci sono troppe imbarcazioni per la quantità di pesci rimasti. Utilizzare i fondi UE per demolire i pescherecci a strascico, più distruttivi per l’ambiente marino e ridurre sostanzialmente la capacità della flotta, sostenendo la transizione verso una pesca più sostenibile. Maggiori informazioni.

[1] http://medtrends.org/medtrends

[2] Suaria, G et al (2016), The Mediterranean Plastic Soup: synthetic polymers in Mediterranean surface waters. Scientific Reports 6, Article number: 37551

[3] Dulvy, N.K., Allen, D.J., Ralph, G.M. and Walls, R.H.L. (2016). The conservation status of Sharks, Rays and Chimaeras in the Mediterranean Sea [Brochure]. IUCN, Malaga, Spain

[4] Phelps Bondaroff, Teale N., Reitano, Tuesday and van der Werf, Wietse (2015).The Illegal Fishing and Organized Crime Nexus: Illegal Fishing as Transnational Organized Crime.” The Global Initiative Against Transnational Organized Crime and The Black Fish.

[5] Chiara Piroddi, Marta Coll, Camino Liquete, Diego Macias, Krista Greer, Joe Buszowski, Jeroen Steenbeek, Roberto Danovaro & Villy Christensen (2017), Historical changes of the Mediterranean Sea ecosystem: modelling the role and impact of primary productivity and fisheries changes over time. Scientific RepoRts | 7:44491 | DOI: 10.1038/srep44491

[6] ibid.

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